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È iniziato tutto diversi anni dopo essermi trasferita a Comun Nuovo. All’inizio faticavo a capirlo, perchè oltre a parlare solo in bergamasco ha anche una voce particolare, roca e soffiata.
Piano, piano abbiamo iniziato a chiacchierare quando ci incontravamo sotto casa, io che uscivo col cane, lui che andava a fare il “giretto”, come lo chiama lui.
Siamo stati timidi, all’inizio.
Poi un giorno mi ha raccontato di suo fratello “è morto perchè era avvelenato dalla rabbia”, mi ha detto.
Ha cominciato a regalarmi i pomodori del suo orto ed io ricambiavo cucinandogli qualcosa.

Un giorno mi disse di aver perduto gli occhiali da sole e lui, mezzo cieco e con un problema alla retina, zappava la terra senza vedere un’accidente. Così gli portai diversi paia di occhiali da sole tra i quali scegliere e lui scelse i più vistosi, coi brillantini, quelli che vedete nel video. Ancora ricordo la sua espressione compiaciuta nel metterseli.

Antonio è una di quelle persone apparentemente burbere ma che quando sorridono illuminano la stanza. Una persona “normale”, un vecchino come tanti, con il suo orto ed i suoi ricordi.

Così è cominciata, questa storia delicata fatta di piccoli gesti, parole urlate (da me, perchè lui ha l’apparecchio acustico) e soffiate (da lui, che ha poco fiato), di sacchetti di fagioli lasciati appesi alla porta (la mia) e di cene in piatti di plastica portate a dominicilio (il suo).
Amici, vi presento ANTONIO